La Veggia

Laveggia interpreta la nuova espressione di un’azienda nata nel 1964 modificandosi nel corso degli anni per raggiungere una nuova identità nel 2008. Attraverso una radicale ricapitalizzazione sia di uomini che di mezzi si trasforma in quella che oggi potremo definire un’azienda nuova che guarda al futuro senza perdere di vista l’esperienza in cui affonda le proprie radici.

DI PAPER IN PAPER │Il Ciclo Produttivo

//DI PAPER IN PAPER │Il Ciclo Produttivo

Pillole di Paper

La carta e il cartone sono prodotti che si ricavano dalla cellulosa, la componente fibrosa che si estrae dal legno degli alberi e di altre specie vegetali una volta che ne sia stata asportata la lignina, che è la sostanza che conferisce durezza e rigidità al legno.

La resa del legname utilizzato nella produzione di pasta di cellulosa è bassa: per produrre una tonnellata di carta ci vogliono da due a due tonnellate e mezzo di legname.

Tutto o quasi il legno che si produce in natura può essere utilizzato per produrre cellulosa, ma oggi la stragrande maggioranza della cellulosa utilizzata per produrre carta deriva da colture di piante a rapida crescita coltivate appositamente e sfruttate secondo piani di coltivazione che ne garantiscono il rinnovo permanente: soprattutto conifere; poi pioppo, betulla, eucaliptus e faggio; ma anche arbusti, piante annuali, paglia e alghe.

La separazione della cellulosa dalla lignina può avvenire con processi meccanici (macinazione e vapore) o chimici (reazioni controllate), ottenendo, rispettivamente, pasta di cellulosa meccanica o chimica (la seconda di maggior valore, ma assai più inquinante per il ricorso a prodotti a base di zolfo).

L’operazione successiva nel ciclo di produzione è la sbianca (bleaching), che fino a poco tempo fa – e ancora in molti Paesi – si faceva con il cloro (ipoclorito), con grave inquinamento delle acque di scarico; e che ora si tende a fare sempre più con l’acqua ossigenata, recuperando poi le acque di scarico per utilizzarle nel ciclo successivo.

La carta è sostanzialmente una sottile pellicola di cellulosa e di collanti (per lo più amidi) che si ottiene facendo filtrare attraverso un telo permeabile una miscela di acqua e cellulosa e poi pressando con una serie di rulli ed essiccando con degli aspiratori e dei rulli riscaldati il deposito che si è formato dopo che l’acqua è scorsa via. Per rendere continuo il processo, il telo viene fatto scorrere in circolo su una serie di rulli e la pellicola che si ottiene è un nastro continuo che poi verrà arrotolato in bobine o tagliato e impilato in larghi fogli.

La miscela di acqua e cellulosa da cui si ottiene la carta viene preparata in appositi contenitori detti pulper, dove sempre più, per preparare svariati tipi di carta, si immette anche una percentuale più o meno elevata di carta da macero (in molti casi il 100%), liberata dalle impurità e, se il prodotto finale deve essere carta bianca, deve essere anche disinchiostrata (mediante processi a vapore). A queste miscele viene aggiunta una quantità proporzionale (più o meno elevata) di colla a seconda della resistenza che si vuol dare al prodotto e, nel caso di molte carte grafiche, una carica inerte (in genere carbonato di calcio ricavato dalla lavorazione del marmo o dai sottoprodotti dell’estrazione del calcare) per migliorarne il colore e aumentarne il peso (grammatura).

Attualmente la produzione di cellulosa nel nostro Paese è praticamente inesistente, anche se in passato è esistita una produzione legata alla pioppi-cultura. Ora la produzione è limitata alla pasta meccanica. La cellulosa è importata da piantagioni sotto controllo FSC che non vanno ad intaccare le foreste vergini. Arriva a noi soprattutto dai paesi scandinavi, dal Cile, dal Brasile e dal Nord America, solo in piccole quantità dalle vicine Austria e Germania.

In pillole: alla luce di questo dato in Italia non possiamo permetterci di NON riciclare!